O mia bela cotoletta

 

 

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Tradizionale con l’osso o nella versione extra-large dell’orecchia di elefante, la cotoletta è un must sulla tavola dei mesi freddi: la classica milanese è carne di vitello impanata e fritta nel burro ma in tutta Italia sono diffuse cotolette di altre carni o accompagnate da prosciutto o verdure (una sua variante fa parte persino della cucina tradizionale giapponese). Amica e nemica dell’analoga Wiener Schnitzel e amata da grandi e piccini, e fa parte del menu della gran parte dei ristoranti di Milano con proposte per tutti i gusti: classica insieme a tanti piatti della Lombardia a La Pobbia e Al Garghet, così come da Non solo lesso e Miseria e nobiltà; oppure una scelta di trenta tipi di orecchia di elefante al Ristorantino della carne.

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La Pobbia, via Gallarate 92, lapobbia.com
Al Garghet, via Selvanesco 36, http://www.algarghet.it
Non solo lesso, via Broggi 13, http://www.nonsololesso.it
Miseria e nobiltà, via Forze Armate 4, miseriaenobilta.altervista.org
Il ristorantino della carne, via Solari 12, http://www.ilristorantinodellacarne.it

Jannacci

Post Jannacci

Cardiologo e musicista, Enzo Jannacci (1935-2013) è una delle personalità più popolari ed amate della cultura milanese. E non è per via degli innumerevoli premi e dei più di trenta album che ha pubblicato nella sua carriera, ma per lo sguardo intelligente ed ironico sul mondo di un medico musicista diplomato al Conservatorio. La sua sensibilità acuta e brillante era molto di più, insomma, del tormentone che lo rese famoso “Vengo anch’io. No, tu no”: Jannacci fu autore di centinaia di canzoni fra cui la bellissima “E la vita, la vita” interpretata da Cochi e Renato. La città non lo dimentica e recentemente, infatti, è stato ritratto in due grandi graffiti: insieme a tutti i grandi della cultura milanese in piazza Cardinal Ferrari, ad opera degli Orticanoodles, e recentemente alla stazione Forlanini del passante ferroviario, con un lavoro dedicato alla canzone “El purtava i scarp del tennis” dell’artista Denis Ascanio.

La prima della Scala

C’è fermento a Milano il giorno di S. Ambrogio: si festeggia il santo patrono, si consegnano gli Ambrogini, onorificenza che il Comune attribuisce a coloro che si sono distinti per la ricerca del bene comune, e al teatro Alla Scala si dà il via alla nuova stagione con il più importante spettacolo del suo cartellone.

Post Stagione Scala

I fortunati che hanno acquistato il costoso biglietto, appassionati o semplicemente mondani, sanno che assisteranno a un evento di portata mondiale, per il livello artistico dello spettacolo ma anche per quello delle celebrità internazionali che partecipano dentro e fuori il teatro. Quest’anno Riccardo Chailly dirige l’opera “Giovanna d’Arco” di Giuseppe Verdi e per chi rimane a casa c’è la diretta tv su Rai5.

I classici della Pobbia

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Nata nel 1850 come luogo di ristoro per i viaggiatori in arrivo a Milano, il ristorante La Pobbia occupa ancora la stessa sede nel bell’edificio d’epoca in via Gallarate ed è oggi un elegante angolo di tradizione milanese.

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Il menu si lega alla stagione ma copre tutti i classici: il risotto giallo e quello al salto, la cotoletta e gli ossobuchi, i mondeghili, la cassoeula e il bollito misto. Un luogo dove mangiare senza fretta, godendosi anche il giardino e i camini. E per chi non ha tempo di fermarsi c’è anche la schiscetta take-away con tutti i piatti del menu preparati e impacchettati per l’asporto.

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La Pobbia, via Gallarate 94, lapobbia.com

La vita struggente di Antonia Pozzi

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Nata nel 1912 a Milano, la poetessa Antonia Pozzi è un personaggio che solo da pochi anni comincia ad essere conosciuto: appassionata di alpinismo e fotografia, studentessa del liceo Manzoni e della Statale, fin da giovanissima frequentò il circolo intellettuale del filosofo Antonio Banfi. Ribelle all’interno della famiglia borghese a cui apparteneva, papà avvocato e mamma contessa con casa in zona Magenta, la Pozzi intrecciava la poesia con le sofferenze più intime del suo animo travagliato che la portarono a togliersi la vita a ventisei anni. Tutte le sue opere sono state pubblicate postume e la sua storia ha ispirato già tre film.

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A spasso per corso Venezia

Una delle vie più eleganti e affascinanti della città è corso Venezia, che unisce piazza San Babila con l’antica porta Venezia: in pochi minuti di passeggiata si alternano shopping, storia e natura.
Da piazza San Babila il lato sinistro è caratterizzato dal quartiere di Dolce & Gabbana: gli stilisti occupano la maggior parte delle vetrine fino all’incrocio con via della Spiga con negozi di abbigliamento, accessori, un barbiere, un ristorante e persino l’edicola dei giornali, lasciando spazio però alle grandi figure scultoree che decorano l’ingresso dell’ex-Seminario Vescovile al n. 11.

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corso Venezia

Proprio di fronte, al n. 10, c’è palazzo Fontana Silvestri, progettato da Bramante, con le caratteristiche finestre dalle cornici in terracotta, mantenuta in splendido stato (è divertente immaginarla nel Trecento quando il Naviglio ne lambiva il giardino). Dopo l’incrocio con via Senato a sinistra e via San Damiano a destra, al n. 16 il grandioso palazzo Serbelloni, dall’architettura neoclassica, ospitò Napoleone. All’angolo con via Boschetti, in un edificio vagamente liberty, una targa con decorazioni a rilievo ricorda un episodio delle Cinque Giornate di Milano.

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Al n. 47 si trova uno degli angoli più caratteristici della zona: palazzo Castiglioni, celebre perché all’epoca della sua costruzione, tra il 1901 e il 1904, presentava le famose sculture di donne in abiti succinti che causarono grande scompiglio e furono prontamente rimosse. Poco più avanti, al n. 51, visse Stendhal nel suo felice periodo milanese. Si arriva quindi ai Giardini Indro Montanelli, anticipati dal Museo di Storia Naturale a cui segue, a breve distanza, il Planetario U. Hoepli.

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Di fronte, il grande arco dell’architetto Portaluppi e poi, al n. 52, un semplice palazzo neoclassico arricchito da belle statue di telamoni. Infine, si arriva alle bei caselli daziari della porta Venezia.