Le meraviglie di Armani Silos

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La moda è una forma di arte? La risposta è senza dubbio sì, quando si guardano i meravigliosi abiti di Giorgio Armani in esposizione ad Armani Silos, lo spazio museale che lo stilista ha allestito nel suo quartier generale di Milano. Sobrio ma elegantissimo fin dall’esterno, con le aiuole perfettamente curate, il museo, realizzato all’interno di un ex-silos per cereali della Nestlè, per i suoi primi mesi di vita ha allestito una mostra sulla sua produzione dal 1980 ad oggi: 600 abiti di auto-celebrazione ma anche di doveroso omaggio alla carriera di un artista dalla voce unica.

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L’esposizione si sviluppa sui tre piani della bella struttura in cemento, non a caso nei toni del celebre “grigio Armani”, raccogliendo abiti maschili e femminili divisi per tema, mescolando le epoche: in tal modo, una giacca degli anni ’80 accanto a un cappotto disegnato e realizzato l’anno scorso permette di seguire la poetica dello stilista, scandita semplicemente in base alla divisione tematica di Stars, Daywear, Esotismi, Cromatismi e Luce (all’ultimo piano, con abiti-gioiello davvero da sogno). Una raccolta di grande bellezza che allo stesso tempo mette a fuoco il talento produttivo della città di Milano che è parte integrante dell’universo di Giorgio Armani.

Armani Silos, via Bergognone 40, http://www.armanisilos.com
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Centraline e tombini opere d’arte

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L’arte urbana ormai non ha più confini: l’amministrazione milanese lascia spazi sempre più ampi agli street artist che sono liberi di riempire di colore gli angoli più inediti ricoprendo angoli urbani in centro come in periferia.

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Sono opera dello scorso settembre le decine di centraline elettriche decorate con gli stili più diversi: un’idea dell’artista Atomo che ha coinvolto una cinquantina di colleghi nel progetto Energy Box e fa parte di uno più grande Urban Art Renaissance che mira a rendere le strade di Milano meno grigie e ricche di opere degli artisti di maggior talento dei nostri giorni.

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I tombini lungo tutta via Montenapoleone, invece, erano stati decorati qualche mese fa dagli stilisti della zona e trasformati in allegri quadratini griffati.

La nuova casa della Pietà Rondanini

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Ha appena cambiato casa la Pietà Rondanini di Michelangelo: proprietà del Comune di Milano dal 1952 e conservata presso i Musei del Castello Sforzesco, questa opera meravigliosa realizzata dall’artista negli ultimi anni di vita, è stata trasferita da qualche mese nell’antico Ospedale Spagnolo, l’area del castello che ai tempi della dominazione spagnola era utilizzata per ospitare i soldati malati, restaurata per questa occasione.

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Uno speciale piedistallo antisismico è stato progettato appositamente per attutire le vibrazioni causate dalla metropolitana che passa proprio lì sotto e per dare il giusto supporto alla toccante scultura che emoziona tutti i visitatori con quei due volti che, seppur appena accennati nel marmo, raccontano il loro dramma con incredibile intensità.

 

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Tutti pazzi per gli hamburger

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Il cibo più di tendenza a Milano da qualche tempo è l’hamburger: dato l’addio alle catene americane low cost, i milanesi sono alla ricerca del miglior burger fra decine di locali che offrono qualità e varietà. Baobab offre una lista con abbinamenti inediti anche legati alla stagione (d’estate da non perdere quello con i fichi). Piccolo ed essenziale è Mad Sandwich, tra i più buoni della città. Mama Burger, con il suo look da fast food anni 80 rivisitato dal design, offre il più classico dei menù di panino con hamburger. Da non perdere anche HAM Holy Burger, dove il menù è sull’ipad, e Fatto Bene, dall’aria pulita e accogliente. Un ottimo hamburger si mangia anche da Mangiari di Strada e nell’elegante Trussardi alla Scala.

 

fatto bene

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Quando Garibaldi incontrò Manzoni

Post Garibaldi e Manzoni

Chissà di cosa avranno parlato Giuseppe Garibaldi e Alessandro Manzoni quando si incontrarono il 25 marzo 1862. Il grande eroe era già stato a Milano parecchie volte per motivi pubblici, ed era sempre stato acclamatissimo dalla folla. In quell’occasione, però, volle recarsi in visita privata a porgere omaggio a un personaggio che stimava enormemente. Pare che una volta arrivato da Don Lisander nella sua casa di via Morone, scoprì che il rispetto e l’emozione per l’incontro erano reciproci. L’evento è stato immortalato in molti dipinti (uno di questi è in mostra a Palazzo Morando), ma chissà se le cose sono davvero andate così.

Un viaggio nel Duecento a palazzo Borromeo

Impossibile non notarlo: la sua bella facciata in cotto ma soprattutto il ricco portale in marmo fanno spiccare palazzo Borromeo nella bella piazza omonima, un angolo prezioso che parla della storia cittadina. Costruito alla fine del Duecento per la famiglia di ricchi mercanti fiorentini, nonostante durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale sia stato gravemente danneggiato, molto è rimasto: oltre al grande portale, nelle rare occasioni in cui l’edificio (privato) è aperto al pubblico è possibile vedere l’affascinante secondo cortile, dove abbondano le monofore quattrocentesche in cotto e i graffiti con lo stemma dei Borromeo.

Post Palazzo borromeo