W i frullati

Per rinfrescarsi durante le ultime giornate di caldo della stagione cosa c’è di meglio di un gustoso e sano frullato? Da I LOVE VEGETARIAN, tra zuppe e piattoni vegetariani, i frullati e i centrifugati sono corposi e disponibili tutto l’anno. Da VIVA ci sono macedonie, dolci a basso impatto calorico e tantissimi frullati con frutta e verdura, anche in combinazioni inedite. Il simpatico chiosco della gelateria FRUEAT è pieno di frutta colorata in ogni angolo e i frullati sono un must per chi frequenta la zona per fare shopping. Il centralissimo JUICEBAR con i suoi tavoloni sotto ai portici offre squisiti frullati serviti in vasetti di vetro. Al MERCATO METROPOLITANO tra le tante specialità alimentari sono presenti anche i frullati, 5 tipologie fatte solo con frutta dello stesso colore.
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I LOVE VEGETARIAN, via Paolo da Cannobio 5, corso di Porta Ticinese 67 e via Marghera, www.ilovegetarian.com
VIVA, via Cesare Correnti 20, www.vivaviva.it
FRUEAT, piazzale Baracca 1
JUICEBAR, via Agnello 18, http://www.juicebar.it
MERCATO METROPOLITANO, via Valenza 2, http://www.mercatometropolitano.it

Expo ieri, oggi e domani

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Era il 1851 quando le Esposizioni Universali furono inventate e la prima sede fu Londra. A Milano arrivò nel 1906, in concomitanza con l’evento dell’apertura del Traforo del Sempione: il tema erano i trasporti e non a caso venne costruita per l’occasione una ferrovia sopraelevata urbana che univa i due poli espositivi, quello dell’attuale quartiere City Life e il parco Sempione. Degli edifici costruiti appositamente allora, oggi rimane solo l’Acquario Civico, in origine ‘Padiglione Piscicultura ed Acquario’, e quindi la domanda sorge spontanea: se dopo il 1906 tutto venne abbattuto, cosa ne sarà da novembre di quest’anno delle costruzioni che occupano il milione di metri quadrati dell’Expo 2015 ?
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La speranza è che i meravigliosi padiglioni che occupano il Decumano vengano smontati e venduti e che chi li acquista possa goderne altrove: perché gli edifici che animano l’Expo sono tutti meravigliosi e meritano lunga vita: pensati per essere il contenitore ideale per il tema prescelto da ogni nazione a rappresentare “Nutrire il pianeta, Energia per la vita”, sono ciò che rende una passeggiata all’Expo appassionante, esaltante e piena di stimoli. Il padiglione dell’UK, per esempio, è un enorme, impressionante alveare luminoso, collegato acusticamente con alveari veri; l’Austria ha creato un vero bosco; il Brasile propone ai visitatori un modo di camminare con delicatezza sulla natura; il Giappone ha unito natura, arte e cibo in un’esperienza divertente e super tecnologica; gli Stati Uniti hanno realizzato degli orti verticali. C’è molto da vedere, da fare, da ammirare: come l’Albero della vita, vero simbolo della manifestazione, 37 metri di legno e acciaio animati in combinazione con luci e giochi d’acqua.

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Non basta una sola visita per essere soddisfatti: le file per entrare all’interno dei padiglioni più gettonati sono molto lunghe e in una giornata non si riesce a vedere tutto. Per questo, l’ingresso serale a 5 euro permette di tornare più volte, magari anche per un aperitivo (per esempio con l’ottima birra belga) o per cenare.

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L’Expo è una piccola città dove vivere il mondo intero: non è perfetto, proprio come quel mondo che rappresenta, ma merita di essere conosciuto e apprezzato.

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Le mille vite della palazzina Liberty

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Incredibile oggi immaginare che i giardini di largo Marinai d’Italia dal 1911 fino agli anni ’60 fossero interamente occupati dall’Ortomercato: ne rimane solo una traccia, la bellissima palazzina Liberty, che del mercato era la zona bar-ristorante. Sulla sua semplice struttura rettangolare spiccano colorate le belle decorazioni in ceramica dipinta che girano tutto intorno all’edificio, così come i semplici rilievi floreali e le grandi finestre. Negli anni ’70, dopo qualche tempo in cui questo spazio era stato completamente abbandonato, seppure molto malandato fu recuperato da Dario Fo che ne fece la sede degli spettacoli della sua compagnia teatrale, ma venne poi chiuso fino al 1992 per affrontare importanti restauri. Oggi è, invece, uno spazio vivo anche al suo interno dove le sue grandi volte, le colonne e le decorazioni fanno da sfondo a mostre e concerti.

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Le fontane dell’acqua marcia

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Solo di fianco a quella del parco Sempione si sente ancora l’odore forte dell’acqua solforosa, ma sono tre le fontane dell’acqua marcia ancora intatte a Milano: oltre a quella del parco, con la sua bella forma ottagonale e le maschere da cui escono le bocchette dell’acqua, quella di viale Piceno, molto più semplice, ora spostata in piazza Emilia.

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Un caso diverso è quello della fontana dell’acqua marcia di piazza S. Angelo, di fronte alla chiesa omonima: quasi non si nota, perché l’occhio cade sulla simpatica statua di S. Francesco dello scultore Giannino Castiglioni (1926) che vi è stata aggiunta accanto. L’acqua termale, proveniente da una falda profondissima, si dice avesse varie proprietà curative, ma non lo sapremo mai perché oggi tutte e tre sono collegate all’acquedotto comunale.

 

 

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L’arcobaleno di via Farini

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Attraversando il ponte sulla ferrovia di via Farini, da anni sorge una domanda: cos’è quella torre colorata? Nasceva nel 1964 come anonimo serbatoio dell’acqua ma in occasione dei Mondiali di Calcio del 1990 venne deciso di non abbandonarlo alla tristezza del suo grigio contesto: venne, quindi, ricoperto di 100.000 tessere di ceramica colorata, ovviamente di produzione italiana. Recentemente restaurata e messa a lucido, la torre oggi dà un festoso benvenuto a chi arriva in città dalla stazione di Porta Garibaldi.

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