La storia di Milano a palazzo Morando

Si entra in un palazzo del Settecento e subito si è catapultati in un libro sulla storia di Milano: una raccolta di dipinti e sculture, infatti, racconta l’evoluzione urbanistica e sociale della città e così il visitatore non può fare a meno di iniziare a cercare corrispondenze fra la città che conosce oggi e quella di un tempo, quella chiesa, quel ponte, quel canale…

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Nelle stesse sale si alternano anche preziosi abiti, uniformi e accessori d’epoca, che illustrano l’eleganza della Milano che fu, facendo sognare un ritorno a tanta bellezza.

Palazzo Morando, via Sant’Andrea 6, http://www.costumemodaimmagine.mi.it

Mitoraj milanese

Doveva esserci un legame speciale tra Milano e Igor Mitoraj (1944-2014), l’artista polacco che ha avuto per molti anni lo studio in Toscana a Pietrasanta. Molti conoscono la sua scultura Grande Toscano che si trova dal 1986 davanti alla chiesa del Carmine, a Brera, un bel busto senza testa in bronzo ispirato alle mutilazioni delle statue greche e romane. E’ molto meno nota, invece, un’altra opera, collocata in una zona molto meno trendy della città, piazza Papi alla Barona: è la fontana-scultura Il Centauro, realizzata nel 1990: una scultura originale, che vede un centauro che si erge su un volto che a sua volta ne nasconde all’interno un altro. Questa, dopo decenni di degrado, è stata restaurata e restituita al quartiere nell’estate 2015.

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Vintage & Co. in Particelle Complementari

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Dentro al simpatico cortile del Frida, frequentatissimo locale dell’Isola, si apre il negozio Particelle Complementari, che ne condivide non solo gli spazi ma anche la filosofia: un ex-magazzino trasformato in un mondo allegro, dalle pareti colorate e gli arredi retrò tra armadi della nonna, grandi tavoli in legno e vecchi frigoriferi.

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Tra vintage e nuovo, perfettamente integrati, vestiti (d’estate anche i costumi da bagno), borse, profumi, bigiotteria, sono per donna, bambino e uomo (da non perdere gli elegantissimi papillon).

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Particelle Complementari, via Pollaiuolo 3, www.fridaisola.it/particelle-complementari.html

Ludovico il Moro, gli Atellani e il DNA della vigna di Leonardo

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Passando per corso Magenta si tende a volgere lo sguardo in direzione di Santa Maria delle Grazie o delle code di turisti davanti all’ingresso del Cenacolo, eppure proprio lì di fronte, al numero 65, si trova uno degli edifici più interessanti e affascinanti di tutta Milano. E’ la casa degli Atellani, costruita nel Quattrocento nel quartiere delle Grazie dove Ludovico il Moro raccoglieva le famiglie che gli erano fedeli. L’imprenditore Ettore Conti, proprietario della casa all’inizio del Novecento, affidò una grande ristrutturazione all’architetto Piero Portaluppi, che decise di ricostruire il passato a modo suo modellando i due cortili interni e realizzando le due facciate diverse sul corso. Il risultato è quello che è visibile oggi, fuori come dentro: un insieme di stili che insieme hanno grazia ed eleganza, tra affreschi originali quattrocenteschi e grandi saloni contemporanei.
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E con un grande asso nella manica: il grande giardino sul retro. Ed è qui che si comincia a parlare di Leonardo: Ludovico il Moro, suo grande fan e mecenate, gli regalò una vigna, situata in quella che all’epoca era un’enorme area coltivata a viti, facente parte del complesso di San Vittore. Questa vigna oggi è stata ripiantata nello stesso punto, grazie a ricerche che ne hanno ritrovato il DNA nel terreno: ed è quindi con un pizzico di stupore ed ammirazione che in fondo al giardino privato della casa degli Atellani si può vedere una piccola vigna urbana, la stessa che fu proprietà di Leonardo.
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Casa degli Atellani, corso Magenta 65, ingresso dalla Libreria degli Atellani, si visita solo fino alla fine di Expo 2015, http://www.vignadileonardo.com

OK, il pasto è giusto

Ci sono tanti motivi per andare a pranzo o cena alla Gnoccheria Il pasto giusto, delizioso ristorantino a pochi passi dalle fermata di Cimiano. Il primo è la gentilezza dello chef e dello staff: Mohamed Aly, chef egiziano dal nome caratteristico, non lesina sorrisi e attenzioni, con una professionalità che arriva da generazioni di ristoratori. Poi ci sono gli gnocchi: circa cinquanta tipi diversi per colori e sapori, che arrivano anche al dessert (da non perdere), tutti squisiti e originali. E poi c’è uno dei migliori cous cous della città: perché se gli gnocchi Mohamed li ha conosciuti in Italia, nel cuore ha la cucina del Mediterraneo e con la sua ricetta ha vinto il Cous Cous Fest di S. Vito Lo Capo nel 2012.
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Gnoccheria Il Pasto Giusto, via Bruno Cesana 10, ilpastogiusto.com